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Lo stalking

Lo stalking è un fenomeno che, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat nel 2015, colpisce il 16,1% delle donne italiane.

Nel 44% circa dei casi viene agito dall’ex partner.

Il termine deriva dal verbo inglese “to stalk”, che indica l’individuo che “cammina in modo furtivo” o il “cacciatore in agguato”.
Identificato in italiano con il termine “atti persecutori”, consiste in una serie di atteggiamenti, atti, minacce, il cui “movente principale (…) è il controllo, la limitazione della libertà della persona che il persecutore vuol far sentire in sua balìa, per disporre di lei a suo piacimento. “, secondo le parole di Anna Costanza Baldry.
È un reato punito dall’articolo 612 bis del Codice Penale, il quale prevede la reclusione da 6 mesi a 5 anni, con pena aumentata in differenti casi, tra i quali un precedente legame affettivo.
Una recente sentenza della Cassazione (Cassazione penale, sezione V, sentenza 31/03/2017 n.16205) ha stabilito inoltre che il reato di stalking si configura anche qualora le “condotte reiterate di molestia o minaccia avvengano in un ristretto arco temporale, come quello di una sola giornata.”
Le condotte persecutorie sono variegate e si sostanziano ad esempio nei seguenti comportamenti:
– telefonate ripetute ad ogni ora del giorno e della notte
– sms, mail, messaggi what’s up e/o tramite i social network insistenti e/o contenenti minacce dirette o indirette
– minacce di far male alla persona che subisce stalking, ai suoi cari, o di danneggiare suoi beni o proprietà
– appostamenti sotto casa, presso la sede di lavoro o nei luoghi frequentati abitualmente
– inseguimenti
– regali indesiderati portati personamente o fatti trovare
– lettere, scritte su muri, auto o strade

Attenzione, non stiamo parlando di corteggiatori un po’ pressanti.

Si tratta di una condotta che non si ferma di fronte ad espliciti rifiuti e allontanamenti, e provoca nella vittima di stalking pesanti conseguenze in termini fisici, emotivi e comportamentali (ansia, angoscia, insonnia, limitazioni nella propria libertà di muoversi, problemi sul lavoro).
Anna Costanza Baldry e Fabio Roia sottolineano che

“Chi subisce queste cose è stressato e ansioso, ha paura, teme per la propria incolumità e per quella delle persone a lei più vicine, e spesso a causa di queste persecuzioni deve stravolgere le proprie abitudini (…) Chi subisce atti persecutori, identificate a volte anche come molestie assillanti, ha spesso difficoltà a parlarne con qualcuno e a chiedere aiuto per paura, vergogna o nella speranza che tutto finisca al più presto o perché si sottovaluta il rischio.”

(A.C. Baldry, F. Roia. Strategie efficaci per il contrasto ai maltrattamenti e allo stalking. Aspetti giuridici e criminologici. FrancoAngeli, 2011, p. 29)

E’ importante però riuscire a parlare di questa situazione di violenza con un amico o un parente, e rivolgersi ad un Centro Antiviolenza e alle Forze Dell’ordine per denunciare il reato e ottenere delle adeguate misure protettive.